Nell’ambito delle operazioni di riorganizzazione societaria la fusione cosiddetta “inversa” ha trovato probabilmente più spazio nell’ambito di contributi della dottrina, che non — vuoi anche a causa di talune complicazioni di carattere fiscale — nell’esperienza pratica.
Tuttavia, meglio comprese le problematiche di carattere civilistico e contabile, nonché quelle prettamente tributarie, essa può rappresentare una valida alternativa alla fusione “diretta”, tramite la quale giungere all’aggregazione di due o più società con minori impatti operativi sia a livello amministrativo, sia nei rapporti con le controparti esterne, quali clienti, fornitori, etc., del soggetto che opera sul mercato.
Ne parla il nostro partner Alessandro Savoia nel cuo contributo pubblicato sul numero 2 della Rivista dei Dottori Commercialisti edita Giuffrè.
